Come funzionano le elezioni italiane

Con buona probabilità, nel 2018 gli italiani saranno chiamati al voto per eleggere il nuovo esecutivo dopo l’inconcludente tornata del 2013 che ha portato a presiedere il Consiglio dei Ministri ben tre figure diverse: Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

Per evitare la confusione venutasi a creare a seguito delle politiche del 2013, già da tempo il Parlamento discute di una nuova legge elettorale che permetta – quantomeno – di sapere sin da subito chi governerà il Paese nel quinquennio successivo. Se la situazione non verrà sbloccata si andrà al voto con l’attuale legge elettorale, denominato Consultellum per il Senato e Italicum per la Camera. Vediamo come funzionano entrambi.

In Italia si vota per eleggere un nuovo governo ogni cinque anni (questo periodo di tempo viene definito “Legislatura”), e possono accedere al voto tutti i cittadini italiani che hanno superato il 18esimo anno di età.

Consultellum. Terminata la campagna elettorale, solo chi ha più di 25 anni può votare per il Senato. Qui il sistema elettorale viene definito “proporzionale puro”, nel senso che i seggi vengono ripartiti per ogni lista in proporzione ai voti accumulati. Non è presente, in altre parole, un premio di maggioranza. Accedono in senato tutte le liste che si sono presentate in coalizione e che hanno ottenuto almeno il 3% delle preferenze, a patto però che l’intera coalizione superi il 20%. Se la lista si presenta da sola, senza aderire ad alcuna coalizione, per essere rappresentata in Senato dovrà ottenere l’8%.

Italicum. Alla Camera vige l’Italicum, leggermente modificato da una sentenza della Consulta. Per la stessa ragione l’attuale legge elettorale del Senato si chiama Consultellum, proprio perché figlia di una modifica della Consulta.

Per la Camera, a differenza del Senato, esiste un premio di maggioranza che assegna 340 seggi (la maggioranza minima è di 316) alla lista che supera il 40% dei voti.

Se nessuna lista o coalizione dovesse raggiungere il 40% delle preferenze, i seggi verranno ripartiti in maniera proporzionale fra tutti i partiti, coalizzati o non coalizzati, che hanno superato il 3%. In questa circostanza, ovvero a giochi fatti, non sarà più possibile coalizzarsi in liste.