Quanto contano le lobby nelle elezioni

Il concetto di lobby gode oggi di un’aura negativa in parte meritata, ma spesso travisata da giudizi troppo affrettati, gettati in pasto ai riflettori da elementi di spicco della politica e avallati senza il beneficio del dubbio da quegli elettori che votano prima con la pancia che con la testa.

Una lobby consiste in un gruppo di persone, generalmente operanti nello stesso settore e aventi obiettivi comuni. Spesso a questa comunanza di intenti fa capo una società o ad un insieme di società che, per mezzo di emissari aventi il compito di fare da tramite (i lobbysti), cercano di influire sui risultati elettorali per il proprio tornaconto.

Spiegata così, la definizione di lobby non può che far pensare a qualcosa di negativo, losco, che opera nell’ombra senza considerare il benessere pubblico. In realtà un’analisi più profonda mette in luce aspetti meno evidenti, ma altrettanto importanti. Le lobby godono generalmente di una forte disponibilità economica, quindi durante la campagna elettorale possono decidere di appoggiare l’uno o l’altro candidato. Chiaramente, se il candidato dovesse risultare vincitore dovrà tener conto degli aiuti economici e mediatici ottenuti durante la campagna, ma questo non è favoritismo: è politica.

Una campagna elettorale non può vertere su tutti i punti di interesse per ovvie ragioni di tempo, quindi ogni candidato porterà avanti le sue idee in seno alle linee guida del partito che rappresenta e, chiaramente, agli interessi delle lobby che lo sostengono. Un esempio su tutti è certamente quello dell’ultima campagna presidenziale degli Stati Uniti. Il presidente Trump ha goduto del supporto degli industriali, di conseguenza la sua campagna elettorale ha toccato spesso i temi della salvaguardia del Made in USA, dell’esigenza di tutelare l’export americano e di porre un freno alla contaminazione aziendale minacciata dalle imprese straniere.

Una volta vinte le elezioni, Trump ha immediatamente provveduto a far defilare gli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi 2015 in quanto ratificarlo avrebbe significato obbligare le aziende americane a rispettare determinati standard e restrizioni.

Altro esempio (che non ha però avuto successo) è la lobby creata qualche tempo fa in Italia tra Mario Monti, ex Presidente del Consiglio, e i più importanti industriali del nostro paese, come Marco Tronchetti Provera, Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e la famiglia Agnelli, tra gli altri. L’allora Scelta Civica fu un partito politico che tentò di vincere le elezioni del 2013, con i vari Tronchetti Provera, Montezemolo, Della Valle ed Agnelli che tentarono di portare i voti dei dipendenti delle rispettive aziende, ma senza successo (per la storia puoi leggere il breve trafiletto qui).

Due limpidi casi in cui impresa e politica viaggiano a braccetto, che dimostrano (ma non sempre) l’importanza delle lobby durante ogni campagna elettorale.